mercoledì 5 novembre 2008
sabato 25 ottobre 2008
San Salvi / 22
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lunedì 20 ottobre 2008
San Salvi / 21
“San salvi in festa” dice la locandina in bianco e nero, e un sabato pomeriggio andiamo a curiosare, chi per la prima volta “tra le mura dello storico ex ospedale psichiatrico”, chi pronto a fotografare con grandi obiettivi e zoom, chi, come me, qui è di casa e vuol vedere un’altra città, in orari che non siano di ufficio.
Le foglie arancioni sopravvivono, alcune sugli alberi, molte in terra, e ci accolgono con palloncini colorati e poca gente che chiacchiera sorridente.
All’ingresso della residenza sanitaria, su un tavolino, rimangono ancora i librettini di poesie della signora Angela. Oggi è aperto il centro
Saliamo le scale seguendo una mostra fotografica. Su al primo piano, dove troviamo dolci, pizzette e bibite, i corridoi, lunghissimi, sono seminudi, i cartelli colorati sulle porte indicano il nome dell’ospite del miniappartamento. Sbirciamo dentro e anche le stanze sembrano spoglie, intravediamo le coperte a righe bianche e celesti da ospedale.
Scendiamo di nuovo giù. Alcune ragazze giovani passano il sabato pomeriggio tra i pazienti. Un bell’infermiere, in camice bianco e zoccoli celesti, fuma in giardino. Un malato s’arrabbia: “niente foto, niente foto! Non ho gli occhiali, vengo male”, mentre i più ci intimano: “una foto sola” (ma noi non la pubblichiamo, non possiamo chiedere se vogliono apparire in un blog). La poetessa si mette in posa e fa un gesto stile ballerina, con l’indice all’insù e la gamba piegata. Un'altra ospite è mezza sdraiata su una poltrona, tutta seria, non fa che grattarsi. “Bella festa, eh?” fa uno “che posto meraviglioso, è un bello stare, qui, eh? ma poi, che festa!” C’è il cinema al piano di sotto, il proiezionista annuncia i cortometraggi e i malati guardano e tacciono sulla loro sedia: una coccola una bambolina, uno è completamente piegato in avanti e non si sa se può vedere. La musica di sottofondo del cartone animato ci mette tristezza, e pensiamo a chi ha passato tutta la vita qui e non ha altre vite da giocarsi. Suor Cecilia, dentro da decenni, ancora sorride. Un uomo alto abbraccia un’infermiera. Due musicisti, in un grande stanzone vuoto, non si arrendono alla mancanza di pubblico e suonano canzoni moderne e ritmate. Piano piano la gente arriva e comincia a ballare.
Usciamo. Un signore fuori continua a girare in bici. Durante la settimana non si vede mai, ma il sabato, evidentemente, si scatena: decine di giri sui viali alberati. Continuiamo la nostra esplorazione lungo tutto l’anello dei viali di San Salvi e scattiamo qualche immagine prima che la città dentro la città si trasformi per sempre. Comincia a far buio, in lontananza si sentono rumoreggiare i tifosi della Viola. In quest’altro mondo, nell’ospedale, la festa continua.
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lunedì 29 settembre 2008
San Salvi / 20
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venerdì 26 settembre 2008
San Salvi / 19
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sabato 13 settembre 2008
San Salvi / 18
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domenica 7 settembre 2008
San Salvi / 17
Dal libro "Sul confine. Scritti e dipinti da un ospedale psichiatrico", Vallecchi editore, 1964.
Io conto i giorni e le ore per arrivare alla domenica per vedere la mia figliola: vengo prima un quarto d'ora in sala così prendo i posti per sedere. Quando arriva l'ora e delle volte non viene ci piango come una bambina e non ha colpa perchè è tre mesi che ha la febbre e per ora non si sa con precisione da dove venga. Quando sta meglio viene al parlatorio, io le sto abbracciata tutto il tempo che ci sta: mi fa piacere di vedere tutte le malate che stanno con i suoi parenti e conoscenti. Ora sto con ansia aspettando il parlatorio di domenica, che spero venga a trovarmi e spero che la febbre se ne sia andata.
Il parlatorio è un posto libero apposta fatto per venirci le persone a mangiare: domani è venerdì e c'è il parlatorio. Il parlatorio c'è tre volte la settimana, il venerdì, il martedì e la domenica: il parlatorio piace tanto alle persone inferme. Il parlatorio è a volte grande o piccino secondo l'aspetto della persona stessa. Al parlatorio spesso ci portano le paste alla crema cioccolato e panna. Al parlatorio c'è molta gente che fa a volte della confusione di molto esagerata.
Io l'ho di rado il parlatorio, verranno, si o no, quattro o cinque volte in un anno. Sui primi tempi che ero ricoverata venivano anche da me quasi tutte le domeniche, ma col tempo hanno principiato ad annoiarsi, si vede, e hanno diradato il parlatorio. Quante cose ci si può dire in un parlatorio! I miei non vengono perché fa freddo e hanno da sbrigare faccende.
La mia giornata più bella da quando fo l'inferma è il lunedì quando vado sempre al cinematografo; poi la domenica quando vedo le mie genti venirmi a trovare; poi quando andrò a casa per sempre; dopo alla rinascita di un nuovo secolo quando avrò diciotto anni e non trentacinque anni come ora che ho da compiergli il 4 luglio 1962. Poi quando ero piccina e andavo all'ospizio la mattina, andavo al mare a fare il bagno, vicino alla spiaggia nelle piccole onde più vicine; poi quando tornai casa dopo un mese, andai a comprare una barchettina a vela in una bottega di Viareggio per il mio fratellino Fergus: e arrivata alla stazione presi il treno.
... anche in ospedale mi è piaciuto molto passeggiare ma ho paura delle iniezioni e sono stata male per le fissazioni. Ho avuto tanti parlatori, sono stata nelle celle e a dormire anche in terra ma sempre molto fissata, sicchè l'ospedale non mi è piaciuto molto. Qui finisce la storia della mia vita, tra poco andrò via e morirò e non ci sarò più come tutti. Se non c'era la morte quanto mi sarebbe piaciuto vivere non si sa. Invece dopo la storia della nostra vita ci tocca a morire. La vita è un sogno e chi l'ha passata bene li rincresce di morire. Io poco bene, e mi par mill'anni d'esser bell'e morta.
Gilberto come stai bene o male? Ti senti felice lontano da tua moglie? Vorrei esserti vicino per prenderti una mano e farti sentire i palpiti del mio cuore. Chissà se quella persona che ti sta accanto, ti aspetta come ti aspetto io: con i palpiti vivi come una colomba che sta vicino alla campana e scappa al suo suono perchè è troppo forte. Vedo ancora il borgo Allegri con tutti quei visi di ragazzi che giocano col pallone e gli uomini a bocce, ti ricordi? E io sempre accanto a te! E' il tramonto, si vede piovigginare piano piano come per chi sogna avere un ombrellone e mettersi in riparo, per essere baciata sopra le gote bagnata dalla pioggia: com'è bello l'amore! Fin da bambina ho amato l'uomo: mi buttavo in ginocchio dopo aver pregato, e mi veniva a baciare, mi rincorreva e mi dava le spinte, mi faceva piangere per baciarmi. Chi legge questo scritto non si faccia cattivo pensiero, perché amore è bello, amore è tutto ciò che la natura emana.
Sono finalmente guarita, mi sento bene veramente, spero di andare a casa presto il giorno non lo so. La mia mente ora è limpida, sgombra, non c'è più nessuna nube che turba, di questo me ne sono resa ben certa. E sono contenta. Desidero andare a casa per stare col mio bambino. L'unica cosa che meriti veramente tutto di me stessa, il meglio di me stessa. Ora sono stanca di star qua se pure abbia ritrovata la salute, ora mi sento di tornare a casa se Dio mi aiuta, giacché sto bene dovrei andarci presto, io vorrei andarci prestissimo.
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lunedì 30 giugno 2008
San Salvi / 16
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lunedì 9 giugno 2008
San Salvi / 15
MUSEO DELLA MEMORIA
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venerdì 6 giugno 2008
San Salvi / 14
Di dove siete?
Di Stia, proprio del Borgo, facevo lo spazzino.
Perché vanno (sic) portato al manicomio?
Sissignore, perché avevo male… poi picchiai un colpo nel capo e un dottore mi disse che avveo male al capo
State volentieri qua dentro?
Che vuole… non tanto… vedo tanta gente che non conosco…
E allora, che dobbiamo fare di voi?
Mi rimetto in lei, faccia lei, io avrei piacere che mi rimettessero fuori
Chi avete in casa per assistervi?
A casa ci ho una moglie, un figlio che si chiama Pietro, uno Beppe e una bambina malata
Che malattia ha la vostra bambina?
È un pezzo che è malata, volle andare in fabbrica, non mi ricordo, fra sì e no mi sento confuso
Da molto tempo vi sentite confuso?
E chi se ne rammenta?
Che luogo è questo?
Non so
Che luogo vi pare che sia?
Io non posso rispondere a queste cose perché non me ne intendo. Io posso dire… mi pare.. che vi sia delle belle vedute… ma non so considerare, non so fermarmi…
Cosa vi pare di queste persone?
Io? Messi qua e là… a me paiono… non stanno mai fermi, mi guardano su e giù, mi guardano male, pare che ce l’abbiano con me, su e giù mi hanno confuso.
Dormite bene la notte?
Poco
Perché?
Sento delle voci, sento che scaracchiano e sputano, sembra che dican di me
Conoscete Firenze?
Sì, ci sono stato, so che è una bella città e ci sto volentieri, ma qui no, il capo, mi vagella, tutta questa gente non istà mai… se lavorassi ci starei, un ospizio sì, non mi raccapezzo, sono tanti anni che manco da casa… bisogna domandarlo al municipio
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mercoledì 4 giugno 2008
San Salvi / 13
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domenica 1 giugno 2008
San Salvi / 12
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sabato 19 aprile 2008
San Salvi / 11
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mercoledì 19 marzo 2008
San Salvi / 10
Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori. Giorgio nato nel 1925. Ricoverato nel 1959 Diagnosi: oligofrenia. Dimesso nel 1989 dopo 30 anni di manicomio. Franco nato nel 1939. Ricoverato nel 1956 Diagnosi: schizofrenia. Dimesso nel 1989 dopo 33 anni di manicomio. Ercole nato nel 1901. Ricoverato nel 1931 Diagnosi: psicosi paranoide. Dimesso nel 1989 dopo 58 anni di manicomio. Pierina nata nel 1914 Ricoverata nel 1940. Diagnosi: demenza precoce paranoide. Dimessa nel 1989 dopo 49 anni di manicomio. E così via.
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martedì 26 febbraio 2008
San Salvi / 9
Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori.
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venerdì 15 febbraio 2008
San Salvi/ 8
Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori.
Ancora appunti da D. Lippi, San salvi, Storia di un manicomio.
Nel primo periodo dell'apertura del manicomio le terapie sono basate su farmaci e idroterapia. Nella cura degli alcolisti viene data grande importanza ai bagni tiepidi, in caso di “viva agitazione” vengono prescritti oppio (via orale o iniezione) e morfina. Dopo l’accesso all'ospedale viene somministrata stricnina. La terapia farmacologica è a base di sedativi e cardiotonici, ma anche di iniezioni di insulina. Successivamente anche eroina e morfina. Frequente l'iniezione quotidiana di dosi progressivamente crescenti di insulina per provocare coma ipoglicemico profondo, interrotto con somministrazione di zucchero per via gastrica o di glucosio per via endovenosa.
L’elettroterapia (elettroshock) ha come indicazione elettiva la malinconia. Gli accessi convulsivi si attuano mediante il passaggio, attraverso il cranio, di una corrente elettrica di 100-130 volt, della durata di 2 decimi di secondo. L’apparecchio viene comprato negli anni '40 e più tardi viene acquistato un secondo apparecchio portatile per le cure a domicilio. La psicoterapia inizia negli anni '40, sempre in unione con altri interventi terapeutici. Negli anni '50 la cura dell’ansia prevede lo shock iperpiretico con zolfo endomuscolo o con vaccino in endovena. Le nevrosi continuano ad essere curate tradizionalmente: medicamenti sedativi a cocktail (luminar, bromuro, giusquiamo, passiflora)
Ergoterapia, ovvero cura della malattia con il lavoro (vedi foto). I malati vengono pagati con cibo supplementare o denaro o tabacco. I lavori sono commissionati dall’istituzione o dall’esterno. I lavori prevalenti sono: filatura della canapa, realizzazione materassi, lavorazione della paglia (donne); facchinaggio, muratura, falegnameria (uomini). L’infermiere è il responsabile dell’inserimento nel gruppo di lavoro e osservatore continuo degli atteggiamenti/reazioni/umore del malato. Lavorano i più puliti e tranquilli, in regime di open door e no restraint (senza contenzione del malato).
Nel 1905 venne aperta una “vaccheria” con 28 mucche e un’altra nel 1908. Nel 1911 la produzione di verdure degli ospiti di San salvi soddisfaceva il fabbisogno di San Salvi stesso e di Castel Pulci (l'altro manicomio di Firenze, poi chiuso; vi soggiornò a lungo Dino Campana).
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San Salvi/ 7
Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori.
L’archivistica manicomiale è stata spesso trascurata. Le fonti sono estremamente lacunose sia per i danni provocati dall’alluvione e dal passare del tempo sia, spesso, per l’incuria degli uomini. La parte disponibile per la consultazione (il libro è stato pubblicato nel 1996) consiste quasi esclusivamente nelle cartelle cliniche e nei registri di movimento dei malati in cui sono annotati gli esistenti al 1° gennaio di ogni anno, gli ammessi, i dimessi, i morti, divisi per sesso. Anche i dati dei registri sono in realtà incompleti e discontinui.
- 119 filze contenenti le cartelle cliniche dal 1867 al 1900 (quindi anche prima della creazione del Manicomio)
- Nulla dal 1900 al 1911
- 200 filze di cartelle cliniche periodo 1912-1935
- 355 filze del periodo '35-'62
- 134 filze del periodo '63-'71
- 71 filze del periodo '72-'78
- 88 registri di ammissione e dimissione 1850/1978
Vi è un doppio schedario di cartelle cliniche. Uno schedario alfabetico nominativo dei ricoverati (circa 10000 dal '15 al '61)
Durante la Prima Guerra Mondiale
- Percentuale minima nel 1896, 384 ricoveri, 0.56% rispetto alla popolazione provinciale
- Percentuale massima nel 1965, 1498 ricoveri, 1.39% rispetto alla popolazione provinciale
Molti sono i pazienti che entravano e uscivano più volte nello stesso anno. Dimissioni: 40% rispetto agli ingressi. Non sono riuscito a trovare nessun numero sui presenti in un dato momento.
Per quanto riguarda la documentazione fotografica la più interessante è quella dei Fratelli Alinari all’inizio del secolo. Poi la quantità di foto diminuisce drasticamente. La foto pubblicata è tratta dall'archivio Alinari.
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San Salvi/ 6
Appunti da D. Lippi, San Salvi, Storia di un manicomio.
Nell’archivio di San Salvi e nell'Archivio Storico della Provincia non ci sono né l’intero progetto della costruzione del manicomio né il piano dei lavori.
Il manicomio viene progettato da Roster sotto le direttive di un medico, Tamburini, che fu sempre impegnato nella discussione legata alla struttura dello spazio manicomiale nella sua funzione terapeutica. Il malato doveva essere inserito in una struttura artificiale, organizzata su principi scientifici che rispondessero a certe concezioni terapeutiche. Ogni elemento al suo interno doveva corrispondere a queste finalità e non poteva essere lasciato al caso. Assumevano valore terapeutico sia l’arredamento sia la struttura edilizia, sia l’organizzazione degli spazi e la distribuzione delle attività in una visione che sembra voler contrapporre alla malattia mentale, intesa come “disordine delle passioni”, l’ordine ed il rigore. Il manicomio si poneva in una prospettiva duplice proponendosi da una parte come strumento di cura, dall’altra come mezzo di difesa e tutela della società.
La pianta riprodotta sopra è quella del1891, anno dell'inaugurazione.
In quel periodo aveva riscosso grande successo l’Ospedale San Lazzaro di Reggio Emilia, costruito con la struttura a villaggio, che permetteva di lasciare ai degenti un minimo di libertà, riproducendo nel microcosmo del manicomio la realtà esterna. Scarso seguito ebbero invece le tecniche terapeutiche dell’open door e del no-restraint che Tamburini aveva sperimentato (ne palerò in seguito).
Furono costruiti: 2 padiglioni per i Tranquilli, 2 per i Semitranquilli, 2 per i Sudici ed Epilettici, 1 per gli Agitati e i Furiosi, 1 per gli Infermi e i Paralitici (dove lavoro io). Ogni padiglione era circondato da piazzali e passeggi; una rete di gallerie e logge collegava i padiglioni. Al di sopra, una serie di terrazze correva sopra le gallerie. Le gallerie sotterranee praticabili, collegate tra loro, fungevano da contenitori per le diramazioni dei condotti del vapore e dell’acqua potabile.
Nel 1924 lo stabilimento di San Salvi prende il nome di Ospedale Psichiatrico Vincenzo Chiarugi. Vengono eseguiti lavori di ampliamento (il nuovo padiglione per alienati tubercolotici e il cinema). Il Reparto Minori, del '42, che fino ad allora non aveva usufruito di personale specializzato, ebbe l’appoggio di una maestra ortofrenica. Viene riaperta
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sabato 2 febbraio 2008
San Salvi/ 5
L'ambiente assai vecchio e malandato non aveva niente di ospedale, ma poteva assai meglio definirsi una cosa a metà fra il carcere borbonico e un vecchio ospizio; vecchi pavimenti logori di mattoni sporchi, le porte assai pesanti e tutte senza maniglie, in quanto gli infermieri aprivano e chiudevano continuamente tutto al loro passaggio con una grossa chiave lucida dal continuo uso; i servizi igienici altro non erano se non vecchie latrine, senza acqua, con monti di escrementi, naturalmente senza porta; gli infermieri passavano continuamente la segatura da una stanza all'altra nel vano tentativo di ridurre al minimo la sporcizia che regnava dovunque. Le finestre erano piuttosto ampie, protette da solide grate, gli scuri assicurati da un marchingegno che permetteva l'accostamento ad angolo, tramite una grossa bacchetta di ferro, chiusa a chiave anche quella, per permettere un lieve passaggio di aria ma impedendo nello stesso tempo di aprirla totalmente.
Luigi Mariotti, Ministro della Sanità nel 1967: Abbiamo oggi degli ospedali che assomigliano a veri lager germanici, a delle vere e proprie bolge dantesche; i malati di mente, secondo la vecchia legge 1904, sono considerati uomini irrecuperabili e sono schedati secondo un principio medievale nel casellario giudiziale come fossero rei comuni.
Giorgio Coda, psichiatra: l’essenziale è disporre di buoni medici, coscienziosi, che respingono la vecchia e comoda sentenza ancora applicata che dice: Diagnosi, pazzo; Prognosi, infausta; Terapai, nessuna.
Prof. Mossa (Collegno): detesto le chiavi, le grate, le porte sprangate; in questi ultimi tempi abbiamo demolito centinaia di tonnellate di grate e cancelli, ma ne restano sempre.
Prof. Aschieri, vicedirettore dell’Ospedale Psichiatrico di Varese: alcuni istituti non possono più dirsi ospedali o manicomi e neppure semplicemente ricoveri, ma veri e propri campi di eliminazione e di sterminio.
Prof Diego De Caro: l’ergoterapia sfugge spesso al controllo sanitario, viene applicata indiscriminatamente ed ha provocato lo sviluppo abnorme, dentro e vicino agli ospedali psichiatrici, di grandi aziende agricole, di officine attrezzatissime, di laboratori del tipo industriale, dove viene occupato un numero sempre crescente di ricoverati, con indubbi vantaggi per gli economisti degli ospedali, ibrido sistema commerciale gabellato per ergoterapia.
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martedì 29 gennaio 2008
San salvi/ 4
Riassunto delle puntate precedenti. Un precario della Pubblica Amministrazione, condannato a vita a lavorare in un ufficio dell'ex-manicomio di Firenze, sogna di essere uno scrittore e cerca materiale relativo all'ospedale psichiatrico come spunto per il suo primo romanzo, pubblicando i propri appunti per i suoi quattro lettori
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