domenica 8 luglio 2018

Di chi è colpa se non scrivo più?

Dei concorsi letterari.
Dei soldi guadagnati (pochi, comunque troppi).
Dei concorsi per lavoro, che ogni tanto faccio ancora, anche se mi limito a mandar raccomandate, a  guardare i libri, a sfogliarli,  a volte a sottolinearli, a presenziare alla prima prova. Alla seconda non arrivo mai.
Del pendolarismo.
Di googlenews, corriere.it, gazzetta.it, pagina99.it, Internazionale.it, e addirittura iltirreno.it, di whatsapp e  quei maledetti gruppi, di facebook e del peggio del peggio, dei callcenter, di amazon, delle mail, delle newsletter, degli algoritmi, della connessione internet troppo lenta, dell’aggiornamento del pc, degli antivirus, delle password da cambiare, delle foto da scaricare, dell’homebanking, dello spid, del cloud, delle pagelle online.
Del fatto che leggo troppo.
Della pagina bianca e del cervello vuoto.
Del teatro, quello visto e quello fatto.
Della carenza di sonno.
Del mal di gambe.
Dei fine settimana al mare.
Del fatto che non ho nulla da dire.
Del fatto che non c’è nulla da dire.
Dei viaggi, della burocrazia, della casa da rimettere, delle lavatrici da fare, dei regali, delle cene, delle pulizie,  dei supermercati e dei centri commerciali  (la colpa è loro a prescindere, su tutto).
Del figlio che calcio, tennis, bici, skate, compiti, danza, laboratori, biblioteche, dottori, compleanni, ninnenanne, docce, waterclosets.
Del fatto che non vivo in Islanda, dove fanno due lavori a testa e trovano il tempo di leggere il doppio di noi e di far figli e di ubriacarsi e di scrivere magnificamente e di andare ai mondiali di calcio e di essere anche più belli. Stronzi.
Di Etgar Keret, Kazuo Ishiguro, Herman Koch, tanto per dirne alcuni scoperti da poco, o di Karl Ove Knausgard, di Ian Mc Ewan, di Thomas Bernhard , lui poi, massimo colpevole. Tutti scrittori che uno dice: ma che scrivo a fare? Meglio legger loro e festa finita. Che senso ha scrivere? Perché? Che cosa dà in più non dico agli altri, questo no di sicuro, ma a me stesso?
E’ colpa di tutti e di tutto, fuorché mia.

martedì 20 maggio 2014

sdu intervista silviodulivo

sdu: silviodulivo, sai da quanto tempo non aggiorni il tuo blog?
silviodulivo: sono quattro anni, qualcuno se n'è forse accorto?
sdu non credo. Forse ci sono un paio di persone a cui sarà venuto in mente, non avendo nient'altro a cui pensare, silviodulivo aveva un blog, chissà se lo ha aggiornato, ma poi non sarà sicuramente andato a verificare
silviodulivo ora che mi ci fai pensare, vado a controllare le statistiche del sito
sdu non andare, risulteranno visite anche negli ultimi quattro anni, e persino nell'ultima settimana: tutte false, roba tipo spam o software spia
silviodulivo bene, vogliamo cominciare o no?
sdu calma, c'è ancora una persona, delle due che avevano iniziato a leggere l'intervista, che non si è stancata
silviodulivo non preoccuparti, tra poco si addormenterà sulla tastiera. D'altra parte, non è solo colpa mia o tua, che poi siamo la stessa persona. Nessuno legge gli articoli su internet fino in fondo, anche quando iniziano in migliaia, come si può capire da questo articolo di Internazionale: http://www.internazionale.it/opinioni/farhad-manjoo/2013/06/21/avete-letto-larticolo-fino-in-fondo/ 
sdu Iniziamo. Parecchi anni fa ti sei presentato così, in una raccoltina di racconti: "Ho 38 anni anni, scrivo racconti da un anno. Ora soffro se non scrivo". Tutti questi anni di sofferenza dunque?
silviodulivo Carta canta. Non c'era bisogno di ricordarmelo. Forse sì, un po' di sofferenza è rimasta
sdu Tornerai a scrivere?

silviodulivo No
sdu Un no secco e definitivo?
silviodulivo Non si può mai dire, ma se dovessi scommettere...
sdu Pensi di poter dare un contributo alla narrativa contemporanea?
silviodulivo Non sono interessato al contributo che io posso dare alla narrativa ma al contributo che la narrativa può dare a me
sdu Puoi continuare a leggere come hai sempre fatto, la narrativa ti ha regalato tante gioie anche in questi anni

silviodulivo E' vero, leggere è la mia attività principale extralavorativa, ma scrivere è un'altra cosa
sdu E perchè non hai continuato a scrivere se ti faceva stare meglio?
silviodulivo Lo sapessi! Non lo so, ci sono cento motivi, non so quale sia quello vero
sdu Dinne uno 
silviodulivo Ho guadagnato qualcosina, poco, niente di che: mi ha pesato, ho perso la passione
sdu Lo sapevi che se paghi una persona per fare una cosa che gli piace fare, perde interesse per la cosa in sé
silviodulivo Motivazione intrinseca prima, motivazione estrinseca poi. Me l'ero dimenticato.
sdu Eppure qualcosa di bellino lo hai scritto
silviodulivo Davvero?
sdu Le interviste impossibili sul blog non erano male
silviodulivo Anche qualche racconto, no? Dai, dimmi di sì!
sdu Le domande le faccio io e l'intervista la conduco io
silviodulivo Scusa, vai avanti

sdu No, torniamo indietro. La domanda che molti si saranno posti non è tanto perché hai smesso di scrivere? quanto perché hai cominciato?
silviodulivo Voglio tralasciare ora l'aspetto ironico della domanda e concentrarmi sul contenuto. Non so perché, non ho ricordanza del momento in cui ho deciso di frequentare un corso di scrittura e poi cercarlo tra le proposte che c'erano a Firenze in quel periodo. Se vogliamo risalire ancora più indietro, prima di questa decisione (il fatto che abbia deciso di frequentare un corso di scrittura è sicuramente successivo al fatto di voler cominciare a scrivere), dovremmo risalire ad anni e anni prima. In fondo anche quando ho comprato una chitarra e ho iniziato a strimpellarla, definizione peraltro che non rende bene l'idea della cialtroneria con la quale utilizzavo lo strumento, credo di aver cercato di comporre una musica, cosa del tutto assurda per una persona che abbia una minina conoscenza delle mie (dis)abilità musicali. Dev'essere insito nella natura umana la spinta a creare, non solo a eseguire. E qui mi fermo, altrimenti entro nell'area della psicologia, un altro ambito in cui si potrebbe parlare di ritirata, rinuncia, abbandono da parte del sottoscritto, e non è il caso. Torniamo invece al perché. Forse perché, potrei buttar lì, senza pretesa alcuna di verità, mi pareva di avere una qualche predisposizione naturale, una qualche caratteristica positiva nella materia, un minimo incentivata dal confronto con altri e dal ricordo di letture ad alta voce dei miei temi in classe, per un certo periodo della mia ignobile carriera scolastica, fatte dalla professoressa di liceo, non, come si potrebbe pensare, col fine di umiliarmi, ma addirittura come esempio di buona scrittura.

sdu Hai scoperto qualche autore nuovo in questi anni, a cui magari potresti ispirarti nel caso in cui...?
silviodulivo Lascia stare il caso in cui. Rossana Campo, Aldo Nove, Osvaldo Soriano, Francesco Piccolo si aggiungono alla schiera di scrittori che leggo con massimo piacere. Ma anche singoli libri come Io, Ibra li ricorderò a lungo. Anche se la gente di solito mi guarda perplesso quando lo dico.
sdu Forse non sanno che l'autore in realtà non è Ibrahimovic
silviodulivo Che cazzo dici, prova a ripetere quello che hai detto e ti do una testata, se ti avvicini ti spacco i denti, dove credi di essere, quando parli con me mettiti in ginocchio, di fronte al grande Ibra devi solo star zitto, io ho scritto Io, Ibra, chi cazzo è quel Lagerncratz di merda che dice di aver scritto il libro
sdu Vedo che ti è entrato dentro il ragazzo. Quale autore cestineresti ora e prima ti era piaciuto?
silviodulivo Sto leggendo uno degli ultimi di Irvine Welsh e mi sembra che abbia perso lo smalto degli anni migliori. Ma non lo rinnego. Trainspotting è stato il mio punto di svolta tra il periodo classico e il periodo contemporaneo. Dopo Trainspotting non ho quasi più letto classici, ho scoperto un altro mondo, e mi è piaciuto. No, non mi pento di aver letto nessun narratore, qualche saggista magari. Più di vent'anni fa leggevo Leo Buscaglia. Temo di aver perso tempo, anche se da un certo punto di vista non si perde mai tempo leggendo
sdu La tua formazione ideale degli scrittori?
silviodulivo In porta Celine, il più classico del gruppo,  in difesa tre di esperienza: McEwan, Soriano, Bolano. Saramago regista insieme a Hrabal e Kristov (le partite si vincono con i centrocampisti) più Paasilinna (bisogna anche divertirsi); Bernhard, Welsh e Fante in attacco, per via della loro carica agonistica. E tutti gli altri in panchina, pronti a entrare, perché ognuno mi ha regalato qualcosa di importante: Ammanniti, Busi, Campo, Culicchia, De Silva, Roddy Doyle, Eggers, Foster Wallace, Helgasson, Hornby, Jelinek, Nove, Palahniuk, Piperno, Scarpa, Simona Vinci, Richard Yates, Yehoshua.
sdu Continui con i romanzi e solo i romanzi?
silviodulivo Sì, è rarissimo che legga un saggio. Tra le letture no fiction solo quotidiani o settimanali.
sdu Parliamo di sesso
silviodulivo Che cosa c'entra?
sdu Se per caso uno dei due lettori ha premuto "pag giù" potrebbe cadergli l'occhio sulla parola ed essere incentivato a leggere qualche riga.
silviodulivo Il sesso ha un ruolo importante nelle mie letture. Trovo più eccitante una buona narrazione sessocentrata di youporn o, peggio ancora, di una reclame con donna nuda Il sesso lo metto al pari del divertimento, nei romanzi: ogni tanto ci vuole. Mi viene in mente, a questo proposito, Leila Marouane: vita sessuale di un fervente musulmano a Parigi. Fantastico. (E' tutto fantastico oggi, non è più carino né mitico né bello o bellissimo. Gabriel Garcia Marquez? Fantastico. Crozza? Fantastico. L'intervista dello sdu a silviodulivo? Fantastica). Se hai una pagina bianca e scrivi il tuo flusso di pensieri, prima o poi, quanto meno, viene fuori il sesso. 
sdu  Il tuo racconto più erotico
silviodulivo Sugo di cinghiale, pubblicato online da Cooper Editore in Racconti di Natale del 2009
sdu  Vedo che ti ricordi con precisione dei tuoi successi, chiamiamoli così
silviodulivo No, sono andato a guardare sul pc. Ho anche avuto una segnalazione a Castelfiorentino, ho vinto 250 euro a un concorso sulla Juventus e ho vinto il primo premio a Io racconto prima edizione: con il buono acquisto comprai una Nikon D40 reflex digitale con un obiettivo 18-55 e uno 55-200.
sdu
  Ma che bravo! Ma bravo bravo bravo il nostro silviodulivo
silviodulivo Non prendermi in giro sdu, che anche tu, con quel nome che ti sei autoappioppato, hai sproloquiato a suo tempo sul web. A proposito non scrivi più su quel blogghettino, sesamoecartamo?
sdu
  Stai zitto, anch'io sono in una fase depressivo-decadente. Mi limito a fare il minimo indispensabile: data, luogo e orario del prossimo spettacolo della compagnia. Ma solo se lo spettacolo è sicuro che ci sia, e siccome nella nostra compagnia non v'è mai certezza del domani e neanche dell'oggi, ecco spiegata la mia latitanza. Parliamo invece del tuo blog morto e defunto. Capitolo San Salvi
silviodulivo Ah! San Salvi mi ha dato delle soddisfazioni. In giro per il web non c'è molto sull'argomento, io ho lavorato lì per nove anni, mi sono informato e l'ho sentito parecchio il manicomio, tanto che l'unico romanzo che ho scritto è nato e sviluppato a San Salvi. Nel 2010 ho cambiato ufficio e sono uscito da San Salvi, per cui poi ho perso l'ispirazione dell'ospedale psichiatrico, ma ancora qualcuno mi contatta per chiedere qualcosa, spesso sono persone che cercano documenti su parenti che sono stati ricoverati e non sanno a chi rivolgersi. Fa piacere. E ora che ho dato una scorsa ai 23 post sull'argomento devo dire che sono contento di averli scritti.
sdu Un'altra sezione: i tuoi racconti
silviodulivo Non ho messo il meglio della mia produzione. Ma non mi chiedere di andare a rileggermi
sdu
  La sezione Scrivere
silviodulivo Disomogenea, ma lo doveva essere. Appunti, note, pensieri,  commenti sull'arte della scrittura
sdu
  Sezione I libri
silviodulivo Faticosa ma interessante, anche se, a questo punto incompleta
sdu
  Vivere verde
silviodulivo Era un'idea per ripartire ma è morta subito. Un'ultima cosa. Ora che mi hai costretto a riscorrere il blog ho visto anche le foto: non mi dispiacciono, sei d'accordo?
sdu  Sono d'accordo con te e ne sono felice perché, come sai, non è facile andar d'accordo con se stessi

martedì 25 maggio 2010

il prezzo di una doccia

Dice l'Unione Europea: Consuma meno acqua! Fai la doccia, non il bagno! Sbrigati a fare la doccia! Cerca di farne meno! Vacci piano con l'acqua calda!
In particolare, francesi e belgi: smettetela di consumare tutta l'acqua del sottosuolo!
Per fortuna c'è qualcuno che fa peggio di noi, benché noi italiani perdiamo buona parte dell'acqua per farla arrivare agli utenti, credo il 40%.
Torno alla doccia. Mi sento piuttosto virtuoso. Ho i dispositivi frangigetto su tutti i rubinetti, faccio la doccia e non la vasca, i rubinetti della doccia si regolano nel giro di pochissimi secondi (nel vecchio maledetto bagno con le manopola caldo-freddo separate impiegavo uno o due minuti a regolare la temperatura, così che quando arrivavo ad insaponarmi non sapevo se chiudere e poi riaprire o lasciare aperto facendo scorrere l'acqua inutilmente; in queste diavolerie antiecologiche e ultra-arcaiche sono maestri in Gran Bretagna), faccio la lavastoviglie in modalità eco e non lavo a mano, faccio la lavatrice sempre in classe AA.

sabato 15 maggio 2010

rottamo o non rottamo

Un annetto fa ho detto addio alla mia Micra rossa, rottamata dopo 12 anni di vita, 200.000 chilometri percorsi, 11.800 litri di benzina consumati, 27 tonnellate e 700 kg di CO2 emessi (considerando che un albero, a quanto mi risulta, assorbe 10 kg di CO2 annui nei suoi primi anni di vita, quando ho comprato l'auto avrei dovuto piantare 230 alberi e mantenerli per 12 anni, per compensare l'emissione di anidride carbonica; questo solo per il consumo di benzina, senza considerare tutta l'emissione connessa al ciclo di costruzione e alla manutenzione). A quei tempi viaggiavo a 130 sull'autostrada, talvolta a 150, la radio accesa, i fari spenti, mentre dopo una dozzina d'anni e molti capelli bianchi in più, la mia velocità di crociera si attestava sui 100, la radio era rotta, i fari sempre accesi (una concessione a favore della sicurezza e a svantaggio dei consumi). Per rottamare l'auto, e comprarne una nuova a GPL, il governo mi ha dato 2500 euro circa, se non ricordo male. Da un punto di vista economico un bell'affare, considerando quanto avrei dovuto spendere in più se avessi portato fino in fondo al suo ciclo di vita la macchinetta, dovendone poi comprare un'altra senza incentivi. Ma da un punto di vista ambientale? Be', ho molti dubbi. Certo, a Firenze, dove vado a lavorare tutti i giorni, ora inquino molto meno, ma quanto è costato costruire la mia nuova auto in termini di inquinamento? Meno se ne producono e meglio è, per cui se rottamo un'auto ogni 10 anni oppure ogni 15 anni, questo fa una bella differenza. Il costo di costruzione e trasporto è sicuramente molto alto, non so se sia calcolabile e non sono riuscito a trovare niente in rete, perché si parla sempre di emissioni post-vendita, ma che cosa me ne faccio, da un punto di vista ambientale, di un'auto che, per ipotesi, consumasse quasi zero, ma in fase di costruzione (motore, carrozzeria, plastiche...) inquinasse il doppio di un'altra auto un po' meno risparmiosa?
Comunque, ormai è fatta. La Micra è morta e sepolta e davanti a casa ho un'auto più grande, una Aveo. Più grande della Micra, 1.200 di cilindrata contro 1.000, con l'aria condizionata, che la Micra non aveva, fa 12,8 km con un litro di GPL, contro i 17 km con un litro di benzina della mia vecchia rossa. A Firenze continuo ad andare in auto, perché è difficile sacrificare un'ora mezza o due al giorno per viaggiare con i mezzi pubblici. Ma questa, come si dice, è un'altra storia.

giovedì 22 aprile 2010

La Giornata della Terra

Oggi è la Giornata della Terra, dedicata all'ambiente e alla salvaguardia del pianeta.
Proposito per questo blog (quasi) in disuso: una sezione "verde", appunti sui miei pensieri e i miei sforzi per una vita ecosostenibile

sabato 3 aprile 2010

Smentita ufficiale

Smentisco ufficialmente di aver qualcosa a che fare, come lascerebbe intendere la prima pagina della Gazzetta dello sport, con l'affaire Balotelli-Mourinho. Per me, potevano continuare a litigare fino alla fine del campionato. Anzi, a dirla tutta: ne avrei avuto piacere.

venerdì 26 marzo 2010

Rifiuti

Più di un anno fa ho inviato il mio Repetita a 25 editori, più o meno famosi, sia locali che nazionali. In 5 hanno risposto. Uno per segnalare che il manoscritto era stato ricevuto e che verrà letto (non si sa quando: per il momento mandano solo newsletter). Uno per chiedere l'invio del testo completo (ma poi non si sono più risentiti). Due, le più corrette secondo me, Neri Pozza e Adelphi, hanno declinato la proposta, con una formula di questo tipo:
Gentile Silvio D'Ulivo,
purtroppo, a seguito di un'attenta lettura, l'opera che ha gentilmente inviato - Repetita - non è risultata in linea con il piano editoriale della casa editrice, pertanto non rientrerà nelle prossime pubblicazioni.
La ringrazio per la preferenza accordataci e la prego di gradire i nostri più cari saluti
Una, infine, Firenze Libri/Maremmi editori, sulla quale non mi ero informato prima dell'invio, ha trovato Repetita "adatta al nostro Programma" (guarda caso). "Saremmo quindi interessati alla sua pubblicazione"... "Per quanto sopra è indispensabile superare alcune riserve di ordine commerciale (cose da niente, inezie), dato che in un mondo editoriale chiuso a investimenti su autori non ancora affermati, (e figuriamoci se noi proviamo a distinguerci dagli altri, che ce frega?) e quindi senza pubblico sicuro, i risultati di un'edizione letteraria sono assolutamente imprevedibili"... "Pertanto siamo pronti a includere l'Opera nel nostro Programma (adorano le maiuscole in questa casa editrice) qualora Le sia possibile darci una Sua indispensabile collaborazione (nel caso in cui abbia soldi da buttar via): e cioè fare acquistare da Terzi presso la Casa Editrice (ancora maiuscole...) - o in alternativa a sua scelta, acquistare direttamente - un limitato numero di copie al prezzo di copertina (quanti giri di aprole per arrivare a dire: paga e ti pubblichiamo) Si tratta di una forma di "collaborazione" (hanno avuto il pudore di mettere le virgolette) relativa soltanto alla prima edizione (alle successive dieci edizioni penseranno loro?)" "Qualora Le interessi approfondire l'offerta..." ecc. ecc.
La lista delle case editrici da evitare, che ho scoperto più tardi, è pubblicata per esempio qui http://scrittoriesordienti.wordpress.com/2008/12/15/la-famosa-lista-eap/
Non è ovviamente la bibbia, ma può aiutare a scovare gli editori il cui unico intento è quello di far soldi a spese di chi spera, crede, è sicuro, si illude di avere un talento o semplicemente una storia interessante da raccontare. Parlo delle case editrici che si fanno pagare per stampare un libro e metterne le copie in magazzino. Molto più oneste le iniziative tipo ilmiolibro.it , il cui slogan è "se l'hai scritto, va stampato". Stampato appunto, non pubblicato.
Comunque: tutto il mondo è paese, e ce lo dimostra l'anedotto del premio Nobel Doris Lessing che inviò sotto falso nome un suo manoscritto a diverse case editrici, tra cui la sua. Tutte glielo rifiutarono. E' impossibile pubblicare per uno sconosciuto, se non pagando?

venerdì 6 novembre 2009

Biblio

Da poche settimane ho abbandonato la libreria per la biblioteca. Mi piace conservare i libri che leggo: posso rileggerli quando voglio, metto le pieghe alle pagine che mi sono sembrate più interessanti, eccetera. Quindi ho sempre detto, anche a chi mi voleva prestare un libro: grazie, no, preferisco comprarlo. Ora ho rinunciato a questo piacere, vedere (quasi) tutti i romanzi letti in fila sulle librerie di casa, pronti per esser ripresi in mano. Vado in biblioteca nel mio paese, a Montale, trovo spesso quello che cerco e, se mi stanco subito di leggere un libro, lo riporto (non mi è capitato quasi mai, in verità, ma se lo faccio non mi sento in colpa come prima per aver sprecato i soldi). Prima facevo la scorta in libreria o su internet, poi se ne riparlava dopo due o tre mesi. Ora, appena ho la curiosità di scoprire un autore mai letto, la soddisfo subito. Visto che sono lì, alla Smilea, la villa-castello che ospita la nostra biblioteca, prendo anche un paio di film, che in genere non si trovano nei videonoleggi di paese, che hanno quasi solo film commerciali. E poi, se ho bisogno di qualche consiglio per libri o film, chiedo, e magari i libri sono al paese vicino, o si fanno venire da Pistoia. Tutto gratis, che non è poca cosa.

domenica 19 luglio 2009

Premi letterari

Negli ultimi mesi ho partecipato ad alcuni premi letterari. Cerco di partecipare a quelli gratuiti, possibilmente con premi in denaro e che si svolgono in Toscana. Non ce ne sono molti che rispondono a questo criterio, perciò a volte faccio delle eccezioni. Di solito non partecipo a quei concorsi il cui premio è la semplice pubblicazione di una casa editrice. Per trovare i concorsi mi affido alle segnalazioni di amici o a siti come questo http://www.concorsiletterari.net. Partecipare a un premio mi serve da stimolo per mettermi davanti al computer e scrivere; e anche per verificare se i miei racconti sono apprezzati da lettori "di qualità". Ora, per esempio, sto scrivendo un racconto per un concorso della casa editrice Cooper, "Natale in casa Cooper".
Quando non vinco (come è stato con il Premio Arno, organizzato dal Comune di Lastra a Signa) penso: la giuria non sa niente di narrrativa; oppure: sarebbe meglio che scrivessi racconti solo per il gusto di scrivere, senza farli leggere a nessuno. Quando invece vinco un premio, più o meno importante, penso: sono stato più bravo degli altri che non hanno vinto (in questo caso non mi pongo il dubbio che la giuria o i concorrenti fossero di mediocre qualità); oppure: peccato non aver vinto il primo premio, mi facevano comodo tot euro...
A dicembre ho vinto il primo premio "Io racconto" (www.ioracconto.it) che consisteva in un buono acquisto di 500 euro da Euronics. Ho comprato una reflex digitale Nikon e ora me la spasso a scattare foto ovunque. A giugno ho avuto una segnalazione al Premio Castelfiorentino (vedi foto) (http://www.premioletterariocastelfiorentino.it/) che mi sembra abbastanza importante. Pochi giorni fa sono invece arrivato terzo al primo premio letterario sulla Juventus organizzato dallo Juventus club Santa Maria Capua Vetere (www.juventusclubsmcv.it).
In conclusione: secondo me è utile partecipare ai concorsi, serve a mettersi in qualche modo a confronto con gli altri e ad avere un minimo riscontro dei propri pezzi. I risultati vanno relativizzati in ogni caso, sia in caso di premi vinti, sia nel caso non ci sia neanche una segnalazione.

venerdì 29 maggio 2009

John Fante - La strada per Los Angeles

Un romanzo agisce su diversi livelli: La strada per Los Angeles, il primo della serie che vede protagonista Arturo Bandini, ha stile e contenuti divertenti e emozionanti, e io lo preferisco a "Chiedi alla polvere", il più famoso dei romanzi di John Fante. Ad un altro livello, a distanza di oltre settant'anni, la storia di Arturo, "immigrato, attaccabrighe, ribelle, megalomane, sprezzante e perennemente in lite con tutti", ci parla di immigrazione, culture diverse, comportamenti e punti di vista apparentemente contraddittori e incomprensibili, e ci fa pensare, o perlomeno mi fa pensare, a un mondo più vicino, il nostro, a un tempo presente e a problemi, idee, comportamenti e modi di vivere che si ripresentano senza molte dissomiglianze nell'Italia e nell'Occidente di oggi. Gli albanesi o rumeni di oggi sembrano gli italiani di ieri, gli americani di allora somigliano agli italiani di ora.
La strada per Los Angeles ricevette una serie di rifiuti dalle case editrici (scritto nel 1936, fu pubblicato postumo nel 1985). La fama stessa di John Fante, tra l'altro anche ottimo scrittore di racconti e sceneggiatore di film, è cresciuta solo dopo la sua morte. 
 
 
Cacciai di tasca il taccuino nuovo e ne sfogliai le pagine con il pollice. Le sfogliai così rapidamente che non poté leggere nulla, ma vide che c'era scritto qualcosa.
- Questi sono appunti, - dissi. - Notazioni d'atmosfera. Sto scrivendo un dialogo socratico sul porto di Los Angeles a partire dai giorni della conquista spagnola.
- Vediamo, - disse zio Frank
- Niente da fare. Non prima della pubblicazione.
- La pubblicazione! Ma che vai dicendo?
Rimisi in tasca il taccuino. Puzzava di granchio.
- Perché non ti svegli e fai l'uomo? - disse. - Tuo padre lassù ne sarebbe contento.
- Lassù dove?
- Nell'aldilà.
Me l'aspettavo
- Non c'è nessun aldilà, - dissi. - L'ipotesi del paradiso non è che banale propaganda messa in giro dai ricchi per illudere i poveri. Io metto in discussione l'immortalità dell'anima. Nient'altro che il persistente inganno di un genere umano coi paraocchi. Io rigetto con la massima chiarezza l'ipotesi Dio. La religione è l'oppio dei popoli. Le chiese dovrebbero essere trasformate in fabbriche e ospedali. Tutto ciò che siamo o che pure speriamo di essere lo dobbiamo al diavolo e ai suoi pomi proibiti. Nella Bibbia ci sono 78000 contraddizioni. E' questa la parola di Dio? No! Io rifiuto Dio! Lo denuncio con imprecazioni furiose e implacabili! Io ammetto un universo senza DIo. Sono un monista!
- Tu sei pazzo, - disse. - Sei completamente fuori di testa.
- Tu non mi capisci, - sorrisi, - ma va bene lo stesso. E' per me prevedibile l'incomprensione; sicuro, mi aspetto le peggiori persecuzioni lungo la mia strada. Va bene così.
Svuotò la pipa e mi agitò il dito sotto il naso.
- Quello che devi fare è smetterla di leggere tutti questi libri dannati, smettere di rubare, diventare uomo, ed andare a lavorare.
Spezzai la mia sigaretta. - Libri! -dissi. - E che ne sai tu dei libri? Tu! Un ignorantone, uno Scemus Americanus, un asino, un villano zoticone fornito dell'intelligenza di una puzzola!
Rimase fermo a riempire la pipa. Io non dicevo nulla perché era il suo turno. Mi studiò per un poco pensando a qualcosa.
- Forse ho un lavoro per te, - disse.
- Di che si tratta?
- Non lo so ancora. Vedrai da te.
- Bisogna che si attagli al mio talento. Non dimenticare che sono uno scrittore. Ho avuto una metamorfosi.
- Non mi interessa che cosa ti è successo. E' lavoro. Forse alle industrie del pesce.
- Non ne so niente delle industrie del pesce.
- Bene, - disse. - Meno ne sai e meglio è. Ti servono soltanto una schiena forte e una testa debole. Le hai entrambe.
- Questo lavoro non mi interessa, - gli dissi. - Dovrei piuttosto scrivere. Prosa.
- Prosa, prosa... Che è questa prosa?
- Sei un babbione conformista. Non la conoscerai mai, la buona prosa, in tutta la tua vita.
- Mi sa che dovrei riempirti di botte.
- Provaci.
- Piccolo bastardo
- Bifolco americano.
Si alzò e lasciò il tavolo con occhi di fuoco. Andò quindi nella stanza a fianco a parlare con mamma e Mona, dicendo loro che ci eravamo intesi e che d'ora in avanti avrei voltato pagina. Diede loro un po' di soldi e disse a mia madre di non preoccuparsi di niente. Io andai sulla porta e feci un cenno di buonasera quando uscì. Mia madre e Mona mi guardavano negli occhi. Avevano pensato che sarei uscito dalla cucina con le lacrime a rigarmi il viso. Mia madre mi mise le mani sulle spalle. Dolce e consolatoria, pensava che zio Frank mi avesse umiliato.
- Ha ferito i tuoi sentimenti, - disse. - Vero, povero il mio ragazzo?
Mi tolsi quelle mani di dosso.
- Chi? - dissi. - Quel cretino? Ma certo che no, che diavolo!
- Hai l'aria di uno che ha pianto.
Entrai in camera da letto e mi guardai gli occhi allo specchio. Erano asciutti come al solito. Mia madre mi seguì e cominciò a passarci un fazzoletto. Ma che caspita, pensai.
- Posso chiederti che stai facendo? - dissi.
- Povero ragazzo! Va tutto bene. Sei imbarazzato. Ti capisco. Mamma capisce tutto.
- Ma io non sto piangendo!
Delusa, si allontanò.
 
 
"Attenzione: colui che entrerà in scena all'inizio di questo romanzo, in qualità di umile spalatore di fossi, è uno dei personaggi più leggendari prodotti dalla letteratura moderna. Attenzione ad Arturo Bandini, il possente scrittore, lo spietato condottiero, l'invincibile mezzofondista, l'amante irresistibile, il tenero figlio che dà sangue e sudore per mantenere una famiglia di femmine parassite. Bandini l'immortale, orgoglio d'Italia e d'America; l'astuto Bandini che nessuno mette nel sacco; egli sta per fare la propria comparsa e conquisterà il mondo." (Sandro Veronesi)

mercoledì 11 marzo 2009

Ricominciare

Ho ripreso a scrivere, alla fine. Ho smesso di leggere, di leggere romanzi voglio dire, o racconti; solo quotidiani o riviste, nessuna storia, novella, poesia. Dopo qualche giorno, ecco: ho ricominciato a scrivere. Ha funzionato. Dopo mesi che non scrivevo, l'ultimo racconto era di qualche mese fa, ho cominciato a riprendere materiale lasciato lì a riposare, in qualche sottocartella della cartella "scrittura". Ho messo in un file tutto ciò che mi sembrava che potessi riutilizzare per l'idea che ho in mente. Poi ho cominciato a fare qualche correzione, e ora scrivo, cose nuove, storie nuove, che non so dove mi porteranno.
Non pensavo che avrebbe funzionato. In fondo la prima regola per chi vuol scrivere è: leggi molto. Ma avevo trovato molte interviste a scrittori che dicevano: quando scrivo io non leggo. E così ho provato. E sembra proprio che funzioni.

venerdì 6 marzo 2009

Un poliziotto di nome Francesco

Una storiella narrata da un gruppo di giovanissimi scrittori in erba
C'era una volta un poliziotto di nome Francesco, che stava a casa a dormire come un ghiro, invece di andare ad arrestare le persone, perché lavorava tanto ed era tanto stanco. Un giorno Francesco decide di andare a sciare in montagna. Mentre sta sciando il poliziotto si accorge che c'è un ladro travestito da Babbo Natale, che nel sacco ci ha tutti i soldi che aveva rubato alla gente. Si accorge che c'è un buco nel sacco e che cadono tutti i soldi. A un certo punto Francesco segue i soldi che arrivano fino alla casa dove il ladro vuol rubare altri soldi. Mentre Babbo Natale finto passa dal camino, il poliziotto Francesco urla: "Mani in alto!". Babbo Natale alza le mani e scivola giù come a Paperissima. A quel punto Francesco prende il cellulare e fa il 333 e chiama i poliziotti che arrivano veloci e arrestano il finto Babbo Natale.
Fine della storia
Il poliziotto è quello che arresta quelli cattivi come gli assassini
No, gli assassini sono peggio
I poliziotti ammazzano i cattivi.
Non è vero, sennò diventano cattivi anche loro!
I poliziotti guardano le persone quando vanno veloce

mercoledì 25 febbraio 2009

Un giorno (anonimo)

Un giorno di mezza settimana parcheggio davanti ad un palazzone: dovevo andare a pagare un bollettino postale. Non si iniziava tanto bene la giornata.

L'auto appena lavata, trovo questo parcheggio tra le due classiche strisce blu, a lisca di pesce. E ti pareva che non dovessi pagare per andare a pagare... La giornata già cupa (per il mio morale), si infittisce sempre di più. Di quanto tempo avrò bisogno alla posta, trenta minuti, mah... sicuramente in quindici ho fatto, però non si sa mai, meglio pagare qualcosa in più adesso che prendere una bella multa dopo.

Inserisco la moneta che fa un triste suono metallico nella macchinetta/mostro mangiasoldi e vado nell'ufficio postale. Con un'ora di parcheggio, sono pronto a tutto: difatti 3 minuti dopo essere entrato, sono già fuori. Mapporca puttana! Va bene, un euro buttato al vento.

Mi dirigo verso l'auto appena pulita, certamente non più allegro di prima, ma mi beo della

carrozzeria così luccicante e perfetta, aahh che bel profumino, nell'abitacolo, poi, guarda

che parabrezza perfettamente trasparente: sembra un cristallo di Murano, un'opera d'arte.

Finalmente mi posso rilassare un po', visto che ho anche tempo a disposizione per il parcheggio.

Un minuto di silenzio perfetto, che bellezza, provo a sentirmi un "signore", quando arriva

la classica automobile che mette la freccia (o indicatore di direzione) facendomi segno di

uscire e di non perdere tempo, ché é in mezzo alla strada. Che palle! E va bene, andiamo.

Faccio per mettere in moto quando sopra la mia fronte vedo un movimento, fuori dal cristallo di Murano. Il tempo si ferma, guardo attonito, terrorizzato e incuriosito, il movimento é, in pratica, un oggetto che sta cadendo, e il tempo, a mio parere, si ferma per dare modo a me di realizzare lentamente che la distanza tra il mio cofano perfetto, pulito, luccicante e quell'oggetto, si sta riducendo sempre più.

Aiuto quella... quella cosa sta cadendo proprio lì, ma perché a me, proprio a me. Io che stavo già pensando di donare il mio biglietto del parcheggio valido per altri 52 minuti al rompicoglioni qui dietro, così, tanto per fare una buona azione.

E guarda la natura, il destino, come mi ripaga: speriamo che la storia della

cruna dell'ago e del suo cammello sia vera, perché prima o poi dovrò essere risarcito in

qualche modo! Vacca boia, no, no, noooo, buuum, il bastardo oggetto, la sua prima molecola più vicina al cofano perfettamente lucido della mia auto, entra in contatto alla prima molecola luccicante e perfetta e appena lavata con il resto delle molecole che, grazie alla fisica, unite una all'altra formano il cofano e dal contatto si sprigiona una energia tremenda che provoca il boato.

Non vedo più niente, buio.

Riapro gli occhi: quanto sarà passato, un giorno, due, mesi, anni, il mondo sarà cambiato,

nel frattempo?

Scendo dall'auto e raccolgo l'oggetto: un foglio di carta da lettere appallottolato, volato giù da quel palazzone, chissà da quale piano, di certo, il pazzo che l'ha lanciato vivrà in

un appartamento in corrispondenza del parcheggio dove ho messo l'auto. Pulita, perfetta,

luccicante, profumata...

Entro in macchina con il corpo del reato della maleducazione altrui, con l'intento di leggere e vedere se tramite qualche indizio riesco a capire chi ha fatto una cosa così pericolosa per andare a redarguirlo che non é educazione lanciare la roba dalla finestra.

L'automobilista intanto mi spietta, al che gli dico che non rompesse i coglioni e lo mando

affanculo, perché ho pagato e il biglietto mi da il diritto di stare lì, parcheggiato, altri

quarantanove minuti. Ecco.

Mi metto a leggere.

Il foglio é scritto bene, al computer, bella impaginatura, non c'é che dire; scorro le prime

righe e controllo attraverso il parabrezza se per caso qualcuno si affaccia ad un balcone,

voglio proprio vedere che faccia hai, caro il mio teppistello da strapazzo.

Oh, questa é bella, il foglio parla di questo signore che ha trovato un foglio, rincasando,

uscendo dall'ascensore. Senti senti quanto c'ha ragionato sopra questo bischero su un foglio scritto a penna.

E si chiede se ha fatto bene o male a raccattare quel pezzo di carta che di

certo é di qualcuno. Me lo vedo, lì con quelle mani rapaci di chi getta senza coscienza

alcuna, oggetti pericolosi dalla finestra, in un giorno dove le persone devono pagare

bollettini postali. Davvero senza pietà per il prossimo.

Ma andiamo avanti, leggiamo, lo immagino entrare quatto quatto in casa con la schiena ricurva di chi si sente in colpa per qualcosa e si guarda intorno per vedere che non ci siano testimoni che possano incorparlo del suo crimine. Ladro.

Leggo che si sta chiedendo se per caso la lingua in cui é scritto il foglio non é per caso

l'arabo. Se per caso non si tratta di un piano di terroristi arabi, o forse se non é il

compito a casa del bambino che abita nell'appartamento accanto... Eh! Bell'accostamento,

non c'é che dire, caro attentatore dell'incolumità altrui e dell'altrui automobili

perfettamente pulite lucide e profumate. Certo, che t'aspetti, di sicuro é un delinquente.

E poi, guarda qui che non t'ha tirato fuori da un misero fogliettino ritrovato sul

pianerottolo questo "poooeta", due pagine intere di riflessioni, congetture e meditazioni.

Certo, un indizio lo trovo anche subito, senza finire di leggere: di sicuro non hai granché

da fare, sarai, caro il mio teppistello, un impiegato con il computer davanti e una pila

di pratiche da espletare. Di sicuro.

E guarda qui, non saluta i vicini, eh? Personalità distorta, timidezza, anzi, direi, doppia personalità, magari tocca le maniglie delle porte con i guanti e va in giro con la mascherina da "chirurgo": forse é Michael Jackson! No, non é possibile, di sicuro egli non conosce l'italiano.

Ah, vorrebbe andare a suonare il campanello per restituire il misterioso foglio... Ma cosa vai a disturbare la gente perbene che a quell'ora mangia, molestatore della serenità sociale (e specialmente della mia). Toh, dopo aver pensato e scritto ipotesi pregiudizievoli sulla lingua del foglio, ora, si rende conto che forse non é scritto in arabo e non sa neanche se é scritto da un bambino. Vuoi vedere che alla fine il manigoldo si accorge che non ha un bambino come vicino di casa, anzi, non ha vicini di casa, anzi, non vive in un palazzo ma in una villetta unifamiliare a baiadera. No, non é possibile, il malandrino deve vivere nel palazzo e quindi ne é consapevole.

Ma c'é qualcosa che mi suona, nella testa, é come un campanellino lontano, é come se qualcuno mi volesse far notare qualcosa a cui non ho dato la dovuta importanza... boh.

Proseguiamo, ma guarda tu quante congetture, di sicuro ha dovuto anche meditare per tirar fuori tutte queste elucubrazioni. Allora non può essere un impiegato qualsiasi, a meno che... a meno che non sia un impiegato pubblico. E magari protetto dai sindacati. Sindacato rosso, di sicuro: un comunista! E forse, anche drogato. Sì, con tutto il suo tribolamento a causa di un semplice fogliettino...

Arriviamo alla fine del manoscritto, ma che finale é, questo non é normale, tutto questo "puzzo", il rischio di rovinare una persona per finire così, né carne né pesce, a metà. Non ha preso una decisione, se ne sta in panciolle in poltrona a fregarsene di tutto di sicuro con la sua conotta bucata e sporca di sugo (chissà che rutti).

Mah, riguardo con occhio clinico la facciata del palazzo, le finestre, i balconi, i piccioni. I piccioni? Noooo SPLAT! Sul cristallo di Boemia mi arriva la cacca di piccione che mi scuote come un elettroshock. Il campanellino lontano diventa la colonna sonora di uno spot rivelatore: si apre il sipario, e vedo l'impiegato pubblico che guarda assonnato lo schermo del computer, stando bene attento a non muovere la catasta di documenti da espletare vicino a lui. Comunista. Che ha libero accesso alla droga e alla mascherina da chirurgo. Lavora alla USL, é comunista e sicuramente drogato, altrimenti non potrebbe assolutamente competere con me a tennis: Silvio D'ulivo! Vagabondo....

Anonimo

venerdì 20 febbraio 2009

Scrivere, non scrivere / 2

... e poi bisognerebbe smettere di leggere. Sembra che funzioni. Ho letto molte interviste a scrittori nelle quali affermano di non leggere mentre scrivono. E invece ti viene voglia di leggere un autore, poi un altro, un altro ancora. E le loro scritture ti distraggono. Ti viene voglia di imitarli. Alcuni ti costringono all'imitazione. Per me Thomas Bernhard è deleterio: se lo leggo lo imito.

Ecco, sì: smettere di leggere. Funzionerebbe. Ma si può?

domenica 15 febbraio 2009

pubblicare

Pochi giorni fa ho preparato molti pacchetti. Sulla prima pagina ho scritto il titolo del libro, Repetita, e i miei recapiti. Sulla seconda una breve nota sul romanzo e su di me. Poi il primo capitolo e il secondo, in versione integrale. Poi sunti degli altri capitoli. In tutto undici pagine. Ho cercato su internet gli indirizzi delle case editrici che publicano narrativa. Ne ho scelte alcune famose, altre piccole. Ho imbustato i pacchetti e li ho spediti. Me ne sono rimasti ancora cinque, li spedirò la prossima settimana.
Forse non è il metodo migliore per farsi pubblicare. Forse non risponderà nessuno. Forse ho buttato via una manciata di euro. Ma ho bisogno di togliermi un peso. Quello che ho fatto ho fatto, e non voglio più metterci le mani. Potrei continuare a correggere per anni, a modificare, a tagliare, ad aggiungere: non smetterei mai. Ho messo un punto e ho spedito via tutto. Forse mi servirà. Potrò cominciare a scrivere altre storie, altri luoghi, altre persone.

venerdì 6 febbraio 2009

Scrivere, non scrivere

Un romanzo, un altro consigliato da un'amica, i racconti di, l'autore che non ho mai letto, la critica, il quotidiano tutti i giorni, le riviste tutte le settimane, le correzioni delle bozze, gli editori, gli altri hobby, un po' di sport, il lavoro, i viaggi, le foto, un sonnellino, un film, facebook, il blog, l'amore, il teatro, la spesa, la casa, le cene...
Basta. La voglia di dire: basta. Via tutto, ora scrivo. Ma le pagine sono bianche, ancora bianche da troppo tempo.

martedì 20 gennaio 2009

Eggers - L'opera struggente di un formidabile genio

Dave Eggers diverte, Dave Eggers è serio, Dave Eggers è sopra la righe, e lo sa, Dave Eggers è come noi, non è un formidabile genio, Dave Eggers scrive fiumi di parole, perfino nello spazio riservato ai diritti d'autore e in quello dei ringraziamenti, Dave Eggers sono contento di averlo trovato, di aver letto L'opera struggente di un formidabile genio.

 

Nel duro inverno di Chicago una famiglia borghese viene travolta nel giro di pochi giorni da un duplice lutto, e il ventiduenne Dave si trova di colpo a fare da madre e padre al fratellino Toph, di otto anni. Ma Dave vende la casa e sale in macchina, diretto verso il sole della California, trasformando un evento devastante nell'inizio di una nuova, elettrizzante vita piena di libertà (IBS).

 

Altri romanzi di Dave Eggers:

- Conoscerete la nostra velocità

- La fame che abbiamo

- Erano solo ragazzi in cammino.

 

Dave Eggers è anche il fondatore della rivista Mc Sweeney's

McSweeney's, la rivista letteraria fondata e diretta da Dave Eggers(l'autore del best seller L'opera struggente di un formidabile genio) è il fenomeno più rivoluzionario della scena letteraria americana degli ultimi anni. Adorata, invidiata, contestata, imitata, capace di diventare in pochi mesi punto di riferimento di un'intera generazione di scrittori e lettori senza perdere il suo orgoglioso status di prodotto autogestito e autofinanziato; curatissima grafica old-fashioned, sfrenato gusto ludico per la scrittura sperimentale e bizzarra, senso acutissimo per il talento letterario in ogni forma: McSweeney's è un oggetto di culto che ha segnato la nascita di una nuova estetica. In questa antologia dei suoi primi due anni di vita, testi di David Foster WallaceRick Moody, Jonathan Lethem, Zadie Smith, William Vollmann si accompagnano a corrispondenze epistolari con l'Unabomber e reportage sul secessionismo hawaiano...  (http://www.minimumfax.com/Libro.asp?Libroid=254)

domenica 14 dicembre 2008

Disciplina / 2

Non ho mai sentito che cosa fosse la stanchezza intellettuale, è c'è stato un anno in cui ho lavorato regolarmente durante dieci mesi per quindici ore al giorno.
(Sartre)
 
Mi piace condurre una vita ordinata in tutti i sensi. L'ispirazione da sola non serve a niente. Ci vuole disciplina: devi restare alla scrivania anche se non ti viene in mente nulla.
(Ken Follett)
 
Quando arrivo nel mio studio la mattina, mi preparo un tè e quando apro il mio computer per cominciare a scrivere, accendo una candela. Quando la candela si è consumata decido che è ora di smettere. Dura circa sei,s sette ore. Lo faccio perchè penso che devo mettermi un limite, altrimenti potrei passare la vita a scrivere e non avrei né marito, né figli, né nipoti, non avrei vita sociale, niente; starei tutto il giorno lì; quindi è un modo come un altro per darmi un tempo, come chi usa la clessidra io uso la candela.
(Isabel Allende)

lunedì 8 dicembre 2008

Disciplina

"Non sono i grandi pranzi e le grandi orge che nutrono, ma un regime seguito, sostenuto. Lavora pazientemente ogni giorno un egual numero di ore. Prendi l'abitudine di una vita calma e studiosa. Vi troverai innanzitutto un grande fascino e ne trarrai forza. Anch'io ho avuto la la mania di passare notti bianche. Non serve che a stancarvi. Bisogna diffidare di tutto quello che assomiglia all'ispirazione e che spesso non è che partito preso e un'esaltazione fittizia che ci si è autoimposta e che non è venuta da sola. D'altra parte non si vive nell'ispirazione. Pegaso cammina più che galoppare. Tutto il talento sta nel fargli prendere il passo che si vuole, ma per far questo non dobbiamo forzare le sue possibilità, come si dice in equitazione. Bisogna leggere, meditare molto, pensare sempre allo stile e scrivere il meno possibile."
 
Consigli di Flaubert a Louise Colet

martedì 11 novembre 2008

Realtà

"Il racconto è un'arte che richiede la più rigorosa attenzione per il reale - che si scriva un racconto naturalistico o fantastico. Voglio dire che partiamo sempre da quel che esiste o che è altamente verosimile. Anche quando si scrive narrativa fantastica la base giusta da cui partire è la realtà. Graham Greene ha detto che non riuscirebbe mai a scrivere: "Me ne stavo su un abisso senza fine" perché non potrebbe essere vero, né: "Correndo giù per le scale saltai su un taxi" perché neanche questo lo sarebbe. Mentre Elizabeth Bowen può scrivere di un suo personaggio femminile: "Si agguantava i capelli come se vi sentisse urale qualcosa in mezzo" perché questo, sì, è altamente verosimile."
Flannery O' Connor