venerdì 20 febbraio 2009

Scrivere, non scrivere / 2

... e poi bisognerebbe smettere di leggere. Sembra che funzioni. Ho letto molte interviste a scrittori nelle quali affermano di non leggere mentre scrivono. E invece ti viene voglia di leggere un autore, poi un altro, un altro ancora. E le loro scritture ti distraggono. Ti viene voglia di imitarli. Alcuni ti costringono all'imitazione. Per me Thomas Bernhard è deleterio: se lo leggo lo imito.

Ecco, sì: smettere di leggere. Funzionerebbe. Ma si può?

domenica 15 febbraio 2009

pubblicare

Pochi giorni fa ho preparato molti pacchetti. Sulla prima pagina ho scritto il titolo del libro, Repetita, e i miei recapiti. Sulla seconda una breve nota sul romanzo e su di me. Poi il primo capitolo e il secondo, in versione integrale. Poi sunti degli altri capitoli. In tutto undici pagine. Ho cercato su internet gli indirizzi delle case editrici che publicano narrativa. Ne ho scelte alcune famose, altre piccole. Ho imbustato i pacchetti e li ho spediti. Me ne sono rimasti ancora cinque, li spedirò la prossima settimana.
Forse non è il metodo migliore per farsi pubblicare. Forse non risponderà nessuno. Forse ho buttato via una manciata di euro. Ma ho bisogno di togliermi un peso. Quello che ho fatto ho fatto, e non voglio più metterci le mani. Potrei continuare a correggere per anni, a modificare, a tagliare, ad aggiungere: non smetterei mai. Ho messo un punto e ho spedito via tutto. Forse mi servirà. Potrò cominciare a scrivere altre storie, altri luoghi, altre persone.

venerdì 6 febbraio 2009

Scrivere, non scrivere

Un romanzo, un altro consigliato da un'amica, i racconti di, l'autore che non ho mai letto, la critica, il quotidiano tutti i giorni, le riviste tutte le settimane, le correzioni delle bozze, gli editori, gli altri hobby, un po' di sport, il lavoro, i viaggi, le foto, un sonnellino, un film, facebook, il blog, l'amore, il teatro, la spesa, la casa, le cene...
Basta. La voglia di dire: basta. Via tutto, ora scrivo. Ma le pagine sono bianche, ancora bianche da troppo tempo.

martedì 20 gennaio 2009

Eggers - L'opera struggente di un formidabile genio

Dave Eggers diverte, Dave Eggers è serio, Dave Eggers è sopra la righe, e lo sa, Dave Eggers è come noi, non è un formidabile genio, Dave Eggers scrive fiumi di parole, perfino nello spazio riservato ai diritti d'autore e in quello dei ringraziamenti, Dave Eggers sono contento di averlo trovato, di aver letto L'opera struggente di un formidabile genio.

 

Nel duro inverno di Chicago una famiglia borghese viene travolta nel giro di pochi giorni da un duplice lutto, e il ventiduenne Dave si trova di colpo a fare da madre e padre al fratellino Toph, di otto anni. Ma Dave vende la casa e sale in macchina, diretto verso il sole della California, trasformando un evento devastante nell'inizio di una nuova, elettrizzante vita piena di libertà (IBS).

 

Altri romanzi di Dave Eggers:

- Conoscerete la nostra velocità

- La fame che abbiamo

- Erano solo ragazzi in cammino.

 

Dave Eggers è anche il fondatore della rivista Mc Sweeney's

McSweeney's, la rivista letteraria fondata e diretta da Dave Eggers(l'autore del best seller L'opera struggente di un formidabile genio) è il fenomeno più rivoluzionario della scena letteraria americana degli ultimi anni. Adorata, invidiata, contestata, imitata, capace di diventare in pochi mesi punto di riferimento di un'intera generazione di scrittori e lettori senza perdere il suo orgoglioso status di prodotto autogestito e autofinanziato; curatissima grafica old-fashioned, sfrenato gusto ludico per la scrittura sperimentale e bizzarra, senso acutissimo per il talento letterario in ogni forma: McSweeney's è un oggetto di culto che ha segnato la nascita di una nuova estetica. In questa antologia dei suoi primi due anni di vita, testi di David Foster WallaceRick Moody, Jonathan Lethem, Zadie Smith, William Vollmann si accompagnano a corrispondenze epistolari con l'Unabomber e reportage sul secessionismo hawaiano...  (http://www.minimumfax.com/Libro.asp?Libroid=254)

domenica 14 dicembre 2008

Disciplina / 2

Non ho mai sentito che cosa fosse la stanchezza intellettuale, è c'è stato un anno in cui ho lavorato regolarmente durante dieci mesi per quindici ore al giorno.
(Sartre)
 
Mi piace condurre una vita ordinata in tutti i sensi. L'ispirazione da sola non serve a niente. Ci vuole disciplina: devi restare alla scrivania anche se non ti viene in mente nulla.
(Ken Follett)
 
Quando arrivo nel mio studio la mattina, mi preparo un tè e quando apro il mio computer per cominciare a scrivere, accendo una candela. Quando la candela si è consumata decido che è ora di smettere. Dura circa sei,s sette ore. Lo faccio perchè penso che devo mettermi un limite, altrimenti potrei passare la vita a scrivere e non avrei né marito, né figli, né nipoti, non avrei vita sociale, niente; starei tutto il giorno lì; quindi è un modo come un altro per darmi un tempo, come chi usa la clessidra io uso la candela.
(Isabel Allende)

lunedì 8 dicembre 2008

Disciplina

"Non sono i grandi pranzi e le grandi orge che nutrono, ma un regime seguito, sostenuto. Lavora pazientemente ogni giorno un egual numero di ore. Prendi l'abitudine di una vita calma e studiosa. Vi troverai innanzitutto un grande fascino e ne trarrai forza. Anch'io ho avuto la la mania di passare notti bianche. Non serve che a stancarvi. Bisogna diffidare di tutto quello che assomiglia all'ispirazione e che spesso non è che partito preso e un'esaltazione fittizia che ci si è autoimposta e che non è venuta da sola. D'altra parte non si vive nell'ispirazione. Pegaso cammina più che galoppare. Tutto il talento sta nel fargli prendere il passo che si vuole, ma per far questo non dobbiamo forzare le sue possibilità, come si dice in equitazione. Bisogna leggere, meditare molto, pensare sempre allo stile e scrivere il meno possibile."
 
Consigli di Flaubert a Louise Colet

martedì 11 novembre 2008

Realtà

"Il racconto è un'arte che richiede la più rigorosa attenzione per il reale - che si scriva un racconto naturalistico o fantastico. Voglio dire che partiamo sempre da quel che esiste o che è altamente verosimile. Anche quando si scrive narrativa fantastica la base giusta da cui partire è la realtà. Graham Greene ha detto che non riuscirebbe mai a scrivere: "Me ne stavo su un abisso senza fine" perché non potrebbe essere vero, né: "Correndo giù per le scale saltai su un taxi" perché neanche questo lo sarebbe. Mentre Elizabeth Bowen può scrivere di un suo personaggio femminile: "Si agguantava i capelli come se vi sentisse urale qualcosa in mezzo" perché questo, sì, è altamente verosimile."
Flannery O' Connor

mercoledì 5 novembre 2008

San Salvi / 23