giovedì 22 aprile 2010

La Giornata della Terra

Oggi è la Giornata della Terra, dedicata all'ambiente e alla salvaguardia del pianeta.
Proposito per questo blog (quasi) in disuso: una sezione "verde", appunti sui miei pensieri e i miei sforzi per una vita ecosostenibile

sabato 3 aprile 2010

Smentita ufficiale

Smentisco ufficialmente di aver qualcosa a che fare, come lascerebbe intendere la prima pagina della Gazzetta dello sport, con l'affaire Balotelli-Mourinho. Per me, potevano continuare a litigare fino alla fine del campionato. Anzi, a dirla tutta: ne avrei avuto piacere.

venerdì 26 marzo 2010

Rifiuti

Più di un anno fa ho inviato il mio Repetita a 25 editori, più o meno famosi, sia locali che nazionali. In 5 hanno risposto. Uno per segnalare che il manoscritto era stato ricevuto e che verrà letto (non si sa quando: per il momento mandano solo newsletter). Uno per chiedere l'invio del testo completo (ma poi non si sono più risentiti). Due, le più corrette secondo me, Neri Pozza e Adelphi, hanno declinato la proposta, con una formula di questo tipo:
Gentile Silvio D'Ulivo,
purtroppo, a seguito di un'attenta lettura, l'opera che ha gentilmente inviato - Repetita - non è risultata in linea con il piano editoriale della casa editrice, pertanto non rientrerà nelle prossime pubblicazioni.
La ringrazio per la preferenza accordataci e la prego di gradire i nostri più cari saluti
Una, infine, Firenze Libri/Maremmi editori, sulla quale non mi ero informato prima dell'invio, ha trovato Repetita "adatta al nostro Programma" (guarda caso). "Saremmo quindi interessati alla sua pubblicazione"... "Per quanto sopra è indispensabile superare alcune riserve di ordine commerciale (cose da niente, inezie), dato che in un mondo editoriale chiuso a investimenti su autori non ancora affermati, (e figuriamoci se noi proviamo a distinguerci dagli altri, che ce frega?) e quindi senza pubblico sicuro, i risultati di un'edizione letteraria sono assolutamente imprevedibili"... "Pertanto siamo pronti a includere l'Opera nel nostro Programma (adorano le maiuscole in questa casa editrice) qualora Le sia possibile darci una Sua indispensabile collaborazione (nel caso in cui abbia soldi da buttar via): e cioè fare acquistare da Terzi presso la Casa Editrice (ancora maiuscole...) - o in alternativa a sua scelta, acquistare direttamente - un limitato numero di copie al prezzo di copertina (quanti giri di aprole per arrivare a dire: paga e ti pubblichiamo) Si tratta di una forma di "collaborazione" (hanno avuto il pudore di mettere le virgolette) relativa soltanto alla prima edizione (alle successive dieci edizioni penseranno loro?)" "Qualora Le interessi approfondire l'offerta..." ecc. ecc.
La lista delle case editrici da evitare, che ho scoperto più tardi, è pubblicata per esempio qui http://scrittoriesordienti.wordpress.com/2008/12/15/la-famosa-lista-eap/
Non è ovviamente la bibbia, ma può aiutare a scovare gli editori il cui unico intento è quello di far soldi a spese di chi spera, crede, è sicuro, si illude di avere un talento o semplicemente una storia interessante da raccontare. Parlo delle case editrici che si fanno pagare per stampare un libro e metterne le copie in magazzino. Molto più oneste le iniziative tipo ilmiolibro.it , il cui slogan è "se l'hai scritto, va stampato". Stampato appunto, non pubblicato.
Comunque: tutto il mondo è paese, e ce lo dimostra l'anedotto del premio Nobel Doris Lessing che inviò sotto falso nome un suo manoscritto a diverse case editrici, tra cui la sua. Tutte glielo rifiutarono. E' impossibile pubblicare per uno sconosciuto, se non pagando?

venerdì 6 novembre 2009

Biblio

Da poche settimane ho abbandonato la libreria per la biblioteca. Mi piace conservare i libri che leggo: posso rileggerli quando voglio, metto le pieghe alle pagine che mi sono sembrate più interessanti, eccetera. Quindi ho sempre detto, anche a chi mi voleva prestare un libro: grazie, no, preferisco comprarlo. Ora ho rinunciato a questo piacere, vedere (quasi) tutti i romanzi letti in fila sulle librerie di casa, pronti per esser ripresi in mano. Vado in biblioteca nel mio paese, a Montale, trovo spesso quello che cerco e, se mi stanco subito di leggere un libro, lo riporto (non mi è capitato quasi mai, in verità, ma se lo faccio non mi sento in colpa come prima per aver sprecato i soldi). Prima facevo la scorta in libreria o su internet, poi se ne riparlava dopo due o tre mesi. Ora, appena ho la curiosità di scoprire un autore mai letto, la soddisfo subito. Visto che sono lì, alla Smilea, la villa-castello che ospita la nostra biblioteca, prendo anche un paio di film, che in genere non si trovano nei videonoleggi di paese, che hanno quasi solo film commerciali. E poi, se ho bisogno di qualche consiglio per libri o film, chiedo, e magari i libri sono al paese vicino, o si fanno venire da Pistoia. Tutto gratis, che non è poca cosa.

domenica 19 luglio 2009

Premi letterari

Negli ultimi mesi ho partecipato ad alcuni premi letterari. Cerco di partecipare a quelli gratuiti, possibilmente con premi in denaro e che si svolgono in Toscana. Non ce ne sono molti che rispondono a questo criterio, perciò a volte faccio delle eccezioni. Di solito non partecipo a quei concorsi il cui premio è la semplice pubblicazione di una casa editrice. Per trovare i concorsi mi affido alle segnalazioni di amici o a siti come questo http://www.concorsiletterari.net. Partecipare a un premio mi serve da stimolo per mettermi davanti al computer e scrivere; e anche per verificare se i miei racconti sono apprezzati da lettori "di qualità". Ora, per esempio, sto scrivendo un racconto per un concorso della casa editrice Cooper, "Natale in casa Cooper".
Quando non vinco (come è stato con il Premio Arno, organizzato dal Comune di Lastra a Signa) penso: la giuria non sa niente di narrrativa; oppure: sarebbe meglio che scrivessi racconti solo per il gusto di scrivere, senza farli leggere a nessuno. Quando invece vinco un premio, più o meno importante, penso: sono stato più bravo degli altri che non hanno vinto (in questo caso non mi pongo il dubbio che la giuria o i concorrenti fossero di mediocre qualità); oppure: peccato non aver vinto il primo premio, mi facevano comodo tot euro...
A dicembre ho vinto il primo premio "Io racconto" (www.ioracconto.it) che consisteva in un buono acquisto di 500 euro da Euronics. Ho comprato una reflex digitale Nikon e ora me la spasso a scattare foto ovunque. A giugno ho avuto una segnalazione al Premio Castelfiorentino (vedi foto) (http://www.premioletterariocastelfiorentino.it/) che mi sembra abbastanza importante. Pochi giorni fa sono invece arrivato terzo al primo premio letterario sulla Juventus organizzato dallo Juventus club Santa Maria Capua Vetere (www.juventusclubsmcv.it).
In conclusione: secondo me è utile partecipare ai concorsi, serve a mettersi in qualche modo a confronto con gli altri e ad avere un minimo riscontro dei propri pezzi. I risultati vanno relativizzati in ogni caso, sia in caso di premi vinti, sia nel caso non ci sia neanche una segnalazione.

venerdì 29 maggio 2009

John Fante - La strada per Los Angeles

Un romanzo agisce su diversi livelli: La strada per Los Angeles, il primo della serie che vede protagonista Arturo Bandini, ha stile e contenuti divertenti e emozionanti, e io lo preferisco a "Chiedi alla polvere", il più famoso dei romanzi di John Fante. Ad un altro livello, a distanza di oltre settant'anni, la storia di Arturo, "immigrato, attaccabrighe, ribelle, megalomane, sprezzante e perennemente in lite con tutti", ci parla di immigrazione, culture diverse, comportamenti e punti di vista apparentemente contraddittori e incomprensibili, e ci fa pensare, o perlomeno mi fa pensare, a un mondo più vicino, il nostro, a un tempo presente e a problemi, idee, comportamenti e modi di vivere che si ripresentano senza molte dissomiglianze nell'Italia e nell'Occidente di oggi. Gli albanesi o rumeni di oggi sembrano gli italiani di ieri, gli americani di allora somigliano agli italiani di ora.
La strada per Los Angeles ricevette una serie di rifiuti dalle case editrici (scritto nel 1936, fu pubblicato postumo nel 1985). La fama stessa di John Fante, tra l'altro anche ottimo scrittore di racconti e sceneggiatore di film, è cresciuta solo dopo la sua morte. 
 
 
Cacciai di tasca il taccuino nuovo e ne sfogliai le pagine con il pollice. Le sfogliai così rapidamente che non poté leggere nulla, ma vide che c'era scritto qualcosa.
- Questi sono appunti, - dissi. - Notazioni d'atmosfera. Sto scrivendo un dialogo socratico sul porto di Los Angeles a partire dai giorni della conquista spagnola.
- Vediamo, - disse zio Frank
- Niente da fare. Non prima della pubblicazione.
- La pubblicazione! Ma che vai dicendo?
Rimisi in tasca il taccuino. Puzzava di granchio.
- Perché non ti svegli e fai l'uomo? - disse. - Tuo padre lassù ne sarebbe contento.
- Lassù dove?
- Nell'aldilà.
Me l'aspettavo
- Non c'è nessun aldilà, - dissi. - L'ipotesi del paradiso non è che banale propaganda messa in giro dai ricchi per illudere i poveri. Io metto in discussione l'immortalità dell'anima. Nient'altro che il persistente inganno di un genere umano coi paraocchi. Io rigetto con la massima chiarezza l'ipotesi Dio. La religione è l'oppio dei popoli. Le chiese dovrebbero essere trasformate in fabbriche e ospedali. Tutto ciò che siamo o che pure speriamo di essere lo dobbiamo al diavolo e ai suoi pomi proibiti. Nella Bibbia ci sono 78000 contraddizioni. E' questa la parola di Dio? No! Io rifiuto Dio! Lo denuncio con imprecazioni furiose e implacabili! Io ammetto un universo senza DIo. Sono un monista!
- Tu sei pazzo, - disse. - Sei completamente fuori di testa.
- Tu non mi capisci, - sorrisi, - ma va bene lo stesso. E' per me prevedibile l'incomprensione; sicuro, mi aspetto le peggiori persecuzioni lungo la mia strada. Va bene così.
Svuotò la pipa e mi agitò il dito sotto il naso.
- Quello che devi fare è smetterla di leggere tutti questi libri dannati, smettere di rubare, diventare uomo, ed andare a lavorare.
Spezzai la mia sigaretta. - Libri! -dissi. - E che ne sai tu dei libri? Tu! Un ignorantone, uno Scemus Americanus, un asino, un villano zoticone fornito dell'intelligenza di una puzzola!
Rimase fermo a riempire la pipa. Io non dicevo nulla perché era il suo turno. Mi studiò per un poco pensando a qualcosa.
- Forse ho un lavoro per te, - disse.
- Di che si tratta?
- Non lo so ancora. Vedrai da te.
- Bisogna che si attagli al mio talento. Non dimenticare che sono uno scrittore. Ho avuto una metamorfosi.
- Non mi interessa che cosa ti è successo. E' lavoro. Forse alle industrie del pesce.
- Non ne so niente delle industrie del pesce.
- Bene, - disse. - Meno ne sai e meglio è. Ti servono soltanto una schiena forte e una testa debole. Le hai entrambe.
- Questo lavoro non mi interessa, - gli dissi. - Dovrei piuttosto scrivere. Prosa.
- Prosa, prosa... Che è questa prosa?
- Sei un babbione conformista. Non la conoscerai mai, la buona prosa, in tutta la tua vita.
- Mi sa che dovrei riempirti di botte.
- Provaci.
- Piccolo bastardo
- Bifolco americano.
Si alzò e lasciò il tavolo con occhi di fuoco. Andò quindi nella stanza a fianco a parlare con mamma e Mona, dicendo loro che ci eravamo intesi e che d'ora in avanti avrei voltato pagina. Diede loro un po' di soldi e disse a mia madre di non preoccuparsi di niente. Io andai sulla porta e feci un cenno di buonasera quando uscì. Mia madre e Mona mi guardavano negli occhi. Avevano pensato che sarei uscito dalla cucina con le lacrime a rigarmi il viso. Mia madre mi mise le mani sulle spalle. Dolce e consolatoria, pensava che zio Frank mi avesse umiliato.
- Ha ferito i tuoi sentimenti, - disse. - Vero, povero il mio ragazzo?
Mi tolsi quelle mani di dosso.
- Chi? - dissi. - Quel cretino? Ma certo che no, che diavolo!
- Hai l'aria di uno che ha pianto.
Entrai in camera da letto e mi guardai gli occhi allo specchio. Erano asciutti come al solito. Mia madre mi seguì e cominciò a passarci un fazzoletto. Ma che caspita, pensai.
- Posso chiederti che stai facendo? - dissi.
- Povero ragazzo! Va tutto bene. Sei imbarazzato. Ti capisco. Mamma capisce tutto.
- Ma io non sto piangendo!
Delusa, si allontanò.
 
 
"Attenzione: colui che entrerà in scena all'inizio di questo romanzo, in qualità di umile spalatore di fossi, è uno dei personaggi più leggendari prodotti dalla letteratura moderna. Attenzione ad Arturo Bandini, il possente scrittore, lo spietato condottiero, l'invincibile mezzofondista, l'amante irresistibile, il tenero figlio che dà sangue e sudore per mantenere una famiglia di femmine parassite. Bandini l'immortale, orgoglio d'Italia e d'America; l'astuto Bandini che nessuno mette nel sacco; egli sta per fare la propria comparsa e conquisterà il mondo." (Sandro Veronesi)

mercoledì 11 marzo 2009

Ricominciare

Ho ripreso a scrivere, alla fine. Ho smesso di leggere, di leggere romanzi voglio dire, o racconti; solo quotidiani o riviste, nessuna storia, novella, poesia. Dopo qualche giorno, ecco: ho ricominciato a scrivere. Ha funzionato. Dopo mesi che non scrivevo, l'ultimo racconto era di qualche mese fa, ho cominciato a riprendere materiale lasciato lì a riposare, in qualche sottocartella della cartella "scrittura". Ho messo in un file tutto ciò che mi sembrava che potessi riutilizzare per l'idea che ho in mente. Poi ho cominciato a fare qualche correzione, e ora scrivo, cose nuove, storie nuove, che non so dove mi porteranno.
Non pensavo che avrebbe funzionato. In fondo la prima regola per chi vuol scrivere è: leggi molto. Ma avevo trovato molte interviste a scrittori che dicevano: quando scrivo io non leggo. E così ho provato. E sembra proprio che funzioni.

venerdì 6 marzo 2009

Un poliziotto di nome Francesco

Una storiella narrata da un gruppo di giovanissimi scrittori in erba
C'era una volta un poliziotto di nome Francesco, che stava a casa a dormire come un ghiro, invece di andare ad arrestare le persone, perché lavorava tanto ed era tanto stanco. Un giorno Francesco decide di andare a sciare in montagna. Mentre sta sciando il poliziotto si accorge che c'è un ladro travestito da Babbo Natale, che nel sacco ci ha tutti i soldi che aveva rubato alla gente. Si accorge che c'è un buco nel sacco e che cadono tutti i soldi. A un certo punto Francesco segue i soldi che arrivano fino alla casa dove il ladro vuol rubare altri soldi. Mentre Babbo Natale finto passa dal camino, il poliziotto Francesco urla: "Mani in alto!". Babbo Natale alza le mani e scivola giù come a Paperissima. A quel punto Francesco prende il cellulare e fa il 333 e chiama i poliziotti che arrivano veloci e arrestano il finto Babbo Natale.
Fine della storia
Il poliziotto è quello che arresta quelli cattivi come gli assassini
No, gli assassini sono peggio
I poliziotti ammazzano i cattivi.
Non è vero, sennò diventano cattivi anche loro!
I poliziotti guardano le persone quando vanno veloce